Ederico

Divagazioni estrose da Malta!

Sono

Sono




Sono un gran bambinone di natura smodata
Con colpo di spada nel cuor nemico faccio entrata,
Sono la Veritas Fidei, amante dei Santi,
Sono la Passione che arde con occhi birbanti.

Sono un latino innamorato d'ogni buon vino,
Con cuor battente per lei Cattolicissima,
Fervente d'amor per lei carissima,
Ardito nel desiderar lei latinissima.

Sono una fiamma infuocante nei cuori,
Che scalda lo spirito con fervidi bagliori,
Balzo alla nota de la “Patria Bella”,
Ma quagl'occhi di donna m'inciteran a dir “bella”!

Sono il nobile blu del mare e del cielo,
Che domina una terra odiante il gielo,
E come un sole lucente e fiammante,
Sono, Arditamente, una luce sgargiante!

Ederico

La Giovinezza

La Giovinezza, quel costante sentimento di gioviale spontaneità fuso con una naturale perplessità a volte inducente disperazione per i deboli o quelli che cedono alla terribile Debolezza.

Or qui meditando su mi vita terrena, dopo una notte all'insegna di uno spirito poco santo che fluisce ancora nelle mie vene, mi soffermo davanti a colei che mai vorrei abbandonare e mai smettere di amare. Lei, La Giovinezza.


E pensandoci, La Giovinezza cosa rappresenta? Rappresenta la spensieratezza, il voler rischiare per i propri progetti, la costruzione della vita che dopo essa incomincia seriamente a farsi seria, il plasmamento di una propria distintiva personalità, la rivalutazione di tutti i preconcetti individuali e social-personali in chiave analitica, lo sguainare la spada contro i nemici individuati. La Giovinezza è forse il riconoscimento dell'unica vera realtà di chi in vita sua vuole vincere e essere vincente, cioè che la vita è bella, e la Vita è Battaglia!

E questa La Giovinezza è spesso un amalgama di infantile innocenza, malizioso ardore, immaturità irrazionale incolta, razionalità e spiritualità maturamente nascenti e sinteticamente coagulate in un unica verità personale. Lei, La Giovinezza, è così bella che t'innamori e l'abbandoneresti a mal in cuore guardando a dietro nostalgicamente e ardosamente bramando di ripossederla.

Chiudo con una bella immagine della falsa dea Venere, qui usata simbolicamente fusa con La Giovinezza. Un solo saluto vi offro, che s'immedesima nel determinato consiglio rappresentato dalla parola “PENSATE!”
Ederico
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Discorso storico di Enrico Mizzi, nazionalista maltese, 0tto Settembre 1904

COMMENTO EDERICO: Sottostante trovate un discorso del nazionalista maltese, più tardi capo del Partito Democratico Nazionalista prima e del Partito Nazionalista poi, ministro e primo ministro di Malta, l'On. Cav. Dott. Enrico Mizzi, detto pure Neric Mizzi e "cavaliere senza macchia e senza paura". Il discorse è qui sotto preso dal MALTA dell'Otto Settembre 1904, quando Enrico Mizzi era diciottenne. Alla patria servono baldi giovani così, ora che la situazione sta divenendo oggettivamente peggio per proclamare la virtù civica e cattolica dell'amor patrio. Spavaldi ma non imprudenti, nazionalisti di spirito, fede e ragione, giovani arditi custodi della sacra fiamma dell'amor di patria per la difesa della nazione e nazionalità nostra "eminentemente latina".



"Signori, è deplorevole dover constatare, con animo ben triste, che per colpa di uomini e di tempi, s'è in noi non poco affievolita la potente virtù civica che costantemente animò i gloriosi Eroi della patria nostra. Noi siamo divenuti pusillanimi, egoisti, indifferenti, e s'è fatalmente atrofizzato in noi ogni sentimento elevato e nobile, e quindi ogni sentimento patriottico.

Fatalmente, dico, perché egli è chiaro che, finchè il sacro fuoco dell'amor della patria gelosamente si conserva, come fuoco vestale nei liberi cuori, una nazione è libera, attiva e potente; come è chiaro altresi dove regna l'ignoranza, l'apatia e il torpore, là ogni vero risveglio civile è cosa ben ardua se non impossibile, e soltanto la decadenza morale o civile può allignare con grave iattura del popolo. Noi dobbiamo, però, adoperare tutti i mezzi che sono ancora a nostra disposizione, e non obbliare queste cerimonie patriottiche che sono un mezzo potentissimo per risvegliare in noi, il caro, forte, soave, nobile e generoso amor di patria, quell'amore, che, al dir del P. Lombardo, ridesta e rinfocola nel fondo dello animo i pensieri magnanimi e le passioni più ardenti; che su l'arpa del poeta modula carmi ispirati, che danza coronato di fiori alla fantasia dell'artista; quell'amore per cui veglia meditabondo su le pergamene e sui codici il filosofo e il legislatore; che accende di sacro furore il tribuno; che solleva le moltitudini, rovescia i troni e spinge sul campo di battaglia legioni di Eroi; quell'amore, dico, che vive in ogni animo di nobile tempra, traspare da ogni fronte santamente altera, sia essa coronata dalle bionde ciocche della giovinezza, sia essa solcata dalle rughe della vecchiaia.

Ma, o signori, le cerimonie patriottiche oltre che servono mirabilmente a ravvisare in noi l'amore per la patria, servono anche, e ben più, a rafforzare nel nostro cuore l'amore per la libertà, per quella libertà che, secondo il celebre scrittore francese Lamennais, è potenza viva che l'uomo sente in sè ed intorno a sè, che è il genio custode dei penerali domestici, la mallevadoria dei diritti sociali, primissimo fra tutti i diritti; per quella libertà che, secondo il celebre statista fiorentino Nicolò Macchiavelli, non è domata da alcuna forza, non è consumata da alcun tempo, non è contrapesata da alcun merito; per quella libertà infine, che ha così vivamente colpiti gli spiriti e che è il più prezioso requisito di uno stato e di una persona.

Signori, ho già troppo approfittato della vostra benevola cortesia nell'ascoltar la mia povera voce; ma era mio unico ed ardente desiderio che in questo sacro giorno, per noi tutti fecondo di gloriose memorie, una voce giovanile, che rispecchiasse i sentimenti della gioventù studiosa, si facesse modestamente sentire. Ed ora finisco, o signori con un ringraziamento ed un augurio. Vi, ringrazio sentitamente, a nome del Comitato studentesco organizzatore, per aver così gentilmente corrisposto al nostro invito e reso un tributo d'affetto e di gratitudine ai gloriosi caduti del 1565; e faccio voti che la memoria delle loro gloriose gesta, ritemprino l'animo nostro, inspirino in noi riconoscenza alle loro virtù, e soprattutto servino a mantenere sempre viva nel nostro petto la fiamma dell'amor patrio e il continuato desiderio della vera libertà: ad inspirarci, in una parola, quella maschia energia e forza di volontà colle quali soltanto i popoli possono virilmente risorgere e proseguire baldi il cammino sulla via luminosa del civile progresso."

L'approdo su questo sito

Saluto tutti, e immetto il mio primo messaggio in questo sito chè per quanto mi riguarda ho appena scoperto. Devo ancora analizzarlo e capire un po le proprie funzionalità tecniche, intanto scrivo qualchè riga.

Ho 25 anni, studio Diritto & Giurisprudenza come materia... [...]